lunedì 31 agosto 2020

Le estati della mia infanzia

Pulizia sette giorni su sette per la spiaggia di Follonica - Il Tirreno  Grosseto
una spiaggia di Follonica

 Poco fa ho visto un post su Facebook che riguardava le vacanze degli italiani negli anni '80.
Parlava di morire di caldo in città mentre i genitori lavoravano, affidati ai nonni, e poi, finalmente, a ferragosto, le file interminabili ai caselli, le cosce incollate ai sedili di pelle, i viaggi interminabili per andare al mare... no, questo non rappresenta le mie estati.

Da piccola sono andata al mare a 4 anni, perché mamma non stava bene, in gravidanza, e mio nonno paterno ci regalò un mese di mare a Follonica.

 Ricordo le mattine fresche, i pomeriggi in riva al mare, gli amici che ci siamo fatti, un circo di passaggio e animali accarezzati, una tempesta notturna che coprì di sabbia metà degli scalini che conducevano dal piccolo portico alla spiaggia. Ricordo mamma sdraiata tutto il giorno in casa, e i suoi bagni notturni, col mio fratellino che la seguiva in pigiama e io dietro a lui. Le pipì nel letto. Un viaggio all'isola del Giglio, con il traghetto e un pullman. La spiaggia e il mare all'isola, che diventava profondo all'improvviso, ma tanto trasparente.
Infine i cavalloni di inizio settembre, con mio fratello piccolo sempre in acqua, con i piedi che spuntavano fuori mentre l'onda si arrotolava su se stessa! Ricordi impagabili!

Poi, ci tornai a 9 anni, tornando da un viaggio in famiglia. Andammo a Milano per un congresso della nostra chiesa. Dormimmo a Bergamo, dalla famiglia Botta. Avevano una bella casa in mezzo alle colline, vi si arrivava su un sentiero sterrato, dovemmo attraversare un rigagnolo prima di arrivare al cancello. Avevano tanti animali. Pure cavalli, che accarezzammo con gioia!

La mattina dopo andammo ad ascoltare un apostolo della nostra chiesa allo stadio... non ricordo nulla!! Forse passai la mattinata a giocare con altri bambini trai corridoi interni dello stadio.

Venezia
Sul ritorno ci fermammo un giorno a Venezia.

Avevamo dormito a Mestre, nella nostra roulotte. La mattina successiva prendemmo il pullman che ci portò alla stazione, da dove prendemmo traghetti, passeggiammo per Piazza san Marco, tra ponti e canali, mangiammo la famosa pizza altissima di Venezia, che sa tanto di lievito chimico ma sazia un sacco, e prendemmo alcuni piccoli souvenirs, persi negli anni.

Finita la giornata, tornammo alla roulotte e dormimmo nel solito parcheggio.
La mattina dopo siamo partiti per tornare a casa. Lungo il percorso sostammo su una spiaggia e passammo una giornata al mare. Ricordo la spiaggia mista tra sabbia e sassolini. Piena di conchiglie. Il sole non era forte, mentre lo era il vento. Perciò siamo stati con le magliette fino a dopo pranzo. Poi facemmo il bagno nel pomeriggio, dato che l'acqua era calda. Nel tardo pomeriggio tornammo a casa. Ricordo l'ultima tratta, in mezzo ai monti per valicare la montagna, osservando dal finestrino animali selvatici con gli occhi che si illuminavano al buio, mentre i miei fratelli e le mie sorelle dormivano.

Solitamente, in estate andavamo una settimana in Svizzera per visitare il tempio della nostra chiesa, un anno andammo a Francoforte, perchè stavano ristrutturando il tempio di Zollikofen, e fummo ospiti dei nostri amici, i Mathias, Mattew era l'ostellante dell'edificio che accoglieva gli ospiti del tempio. E' un amico di vecchia data dei miei genitori, un americano che intorno all'82/83 stava studiando arte a Firenze, in seguito ha sposato una ragazza italo-francese, ha vissuto alcuni anni a Francoforte... perciò i figli parlano fluentemente tedesco, inglese e francese...e, dopo il nostro passaggio, parlavano anche un poco l'italiano!!! Ahahah!

Tempio di Zollikofen

Tempio di Francoforte

In seguito non siamo più tornati al mare, fino ai miei undici anni, quando mia zia comprò una casa a Viareggio e ci offrì spesso di andare con lei là. Però non ho mai amato il mare. Da piccola un po' di più che adesso, ma ho perso l'interesse totalmente. Ogni tanto sono andata da sola da zia Gabri, con un'altra zia, mio cugino... ma ho sempre preferito la montagna, dove sono nata e torno ogni volta che posso. Tutta l'estate, magari anche per pasqua o natale. Al mare torno, talvolta, con la mia famiglia, adesso, dato che mio marito è nato e cresciuto a Taranto, ma, se posso, non mi smuovo dalla montagna!!

Le mie estati erano stupende e ricche: giocare sugli alberi, andare al fiume a fare il bagno, camminare nei boschi, risalire il torrente saltando sui sassi, giocare ai giardinetti con i miei amici d'infanzia e giocare a casa mia, intorno a casa, con piscina, scivolo e altalene, a gavettoni con i miei fratelli, e leggere leggere leggere come se non ci fosse un domani, dato che l'unica cosa che non è mai mancata a casa mia sono i libri e i posti letto.

Campo sportivo di Cetica, come era nella mia infanzia.


Sia da bambina che da adolescente, Cetica è stata il centro del mio mondo ideale. Certo, non è un posto comodo per tutti per viverci tutto l'anno... ma se molti hanno deciso di restare lì, un motivo c'è!

Anche le mie figlie maggiori, ormai, dicono che non c'è posto più bello dove passare l'estate. Là possono uscire, fare lunghe passeggiate, andare a fare escursioni sulla montagna con mio padre o con amici... e i pomeriggi pigri passati a leggere sull'amaca! Come me hanno una passione per la lettura, leggono i miei libri, oltre a nuovi libri che acquistano con i propri soldi o chiedono in regalo! E glieli regalo con gioia.

Le mie figlie stanno vivendo le estati come le vivevo io! E ne sono più che felice!

Siamo alla fine di questa estate, è l'ultimo giorno di agosto e presto ricominceranno le scuole, ma l'energia e la luce che abbiamo assorbito sotto il sole e al verde della nostra montagna, ci scalderanno per tutto l'inverno, fino alla prossima visita!

domenica 30 agosto 2020

E così...

 Sono stanca, avrei voluto dormire un po', adesso che mio marito è sveglio e può occuparsi del piccolo di casa, ma ho avuto la brillante idea di mettermi un po' di olio essenziale di lavanda sotto il naso e sui polsi... ed ecco che la mia mente ha iniziato a vagare, ma non come prima di addormentarsi, ma perché voleva comunicare! Già... la lavanda è proprio L'olio della Comunicazione... sono esperta di oli essenziali e questo è solo uno dei miei diversi blog.

Chi mi conosce fin da piccola sa che ho sempre avuto le idee molto chiare. Sempre stata una che pensa tanto e fin da piccola ho cercato di cavarmela da sola, arrivare da sola alla soluzione. Non mi è mai piaciuto "pesare" sugli altri, perciò sono cresciuta un po' a modo mio.

Ho ricordi di quando ero molto piccola e di quello che pensavo a quell'età.

Ricordo una caduta dalle scale, ero molto piccola. Era tardo pomeriggio, perché la luce che arrivava era calda, giallognola, quindi probabilmente estate o primavera avanzata... ma non ci giurerei. Solo che chi conosce quelle scale dal marmo color crema e le pareti bianche sa cosa intendo. La luce era tipica del pomeriggio, le pareti gialle per il sole calante. Amo quella luce. Per anni ha inondato la mia camera! Tanto da portarmi a decorare l'unica stanza esposta ad ovest, dove sono nata e la mia durante alcuni anni della mia infanzia, con colori gialli e lilla. Soffitto lilla, termosifone viola chiaro e greca e tende gialle... eh, sì: la luce del pomeriggio è ancora più suggestiva, adesso anche in inverno!

Ricordo il mio primo giorno al nido, dalle suore, e diverse giornate, come pure la prima volta che sono entrata alla scuola materna. Due esperienze opposte. Ho amato la materna! Due maestre meravigliose, un ambiente stupendo, tanti amici che ho continuato a frequentare anche alle scuole elementari e durante la mia adolescenza, in estate...

Ho un vago ricordo della posa del marmo delle scale, come alcuni giochi pericolosi che facevo con mio fratello! Non siamo stati due bambini tranquilli. Mia sorella minore e mia sorella maggiore sono state più femminili di me. La grande disegnava tutto il giorno, la piccola giocava con le bambole... Mentre io e mio fratello giocavamo, spesso con i nostri amici maschi, su alberi, su scivoli e altalene come se a terra ci fosse la lava, correvamo giù per pendii, facevamo percorsi per macchinine e biglie... il gioco più divertente che facemmo, probabilmente, fu un pomeriggio dietro il campo sportivo, scivolando con delle cassette di legno assieme a tre dei nostri migliori amici. Loro sanno! Se leggessero questo post si farebbero tante risate! Emanuele, Pamela e Michele. I tre grandi amici della mia infanzia! Michele lo vedo ancora, perché è rimasto a Cetica e gestisce con la fidanzata, la sorella Simona (e migliore amica d'infanzia di mia sorella maggiore) e la mamma Carla,  il bar del paese, che è lì da generazioni! Una volta ho visto una cartolina in bianco e nero che lo raffigura, forse unica cartolina mai fatta di Cetica! Il Bar Tato, come si chiama adesso, con la trattoria-pizzeria La Carlona, gestita principalmente dalla sua mamma, cuoca sopraffina, come tante donne di paese! Ricordo ancora le merende a casa di Michele, con le torte fatte in casa da Carla! Buonissime!

veduta di Cetica dalla collina di fronte (adoro questo fotografo casentinese)


Là ancora tanti si auto-sostentano principalmente con il frutto del loro lavoro dei campi. Tanti hanno le galline e altri animali, per nutrimento e per lavorare nei campi. Chi ha le capre e vende caprino e ricotta, come pure i pastori, che ancora fanno i chilometri per raggiungere i pascoli, e fanno il pecorino più buono che abbia mai mangiato!
Gli orti ricchi, da recintare con alte reti, anche con metallo, perché ci sono caprioli e cinghiali che invadono spesso i campi e rovinano le colture. Da noi si cibano delle pere in eccesso che cadono dagli alberi, solitamente, lasciando in pace i pomodori... ma questa estate si sono divertiti i polli, uscendo dal pollaio, a far fuori cavoli e insalate!

Molti hanno marronaie, così possono vendere i propri prodotti nei negozi vicini o tramite supermercati. Chi vende miele. E poi lavorano per la comunità montana, o fanno i giardinieri, o vengono pagati per arare i campi e potare gli alberi di chi non ha l'attrezzatura o la capacità adatte, o lavorano in fabbrica... insomma, un insieme di attività lavorative ed extra-lavorative per vivere con gioia e semplicità nel paese del loro cuore e delle loro radici.

Ogni estate e, talvolta, in primavera o a Natale, amo tornare nella mia casa, quella del mio cuore. 

E' piena di libri, piena di posti letto, tanto spazio intorno e, non ultimo, il paesaggio! Circondata da campi e da poche case un po' distanziate, con le colline intorno e davanti, gli uccellini che cantano la mattina presto (adesso con i nostri galli che fanno compagnia), le api, le farfalle, i grilli, le lucciole a luglio... e il rumore dei lavoratori nei campi, i tosaerba, i trattori... è bellissimo stare là!

Certo, non ci sono le comodità delle città... ma non mi interessano, veramente! Se ci fosse il lavoro per mio marito, tornerei a vivere là!

E, per oggi, è tutto!

Racconterò tante cose della mia infanzia, perché questo vuol essere un diario, che possa condividere con la mia famiglia e con chiunque voglia scoprire qualcosa di me!

Qualcosa che rimanga anche se mi si dovesse fondere il computer o dovessi perdere cartelle o file... questo rimane online e potrò rileggermelo quando vorrò!

Perché, sebbene io ami la carta e ami scrivere con la penna, in corsivo, con un cellulare o un computer potrò scrivere ovunque mi trovi, appena avrò voglia di farlo!

Persa... e il percorso per ritrovarmi

 Quando si cambia luogo in cui si vive, cambiano tante cose. Una cosa che mi ha toccato tantissimo è stato smettere di cantare nel mio coro....